Martina Franchini lavora a partire dal recupero di scarti edilizi, utilizzati come materiali di costruzione e trasformazione. Attraverso installazioni scultoree concepite come ambienti ideali e utopici, l'artista indaga la nozione di struttura e identità, richiamando una dimensione urbana instabile. La distruzione è parte integrante del processo: le opere attraversano numerose fasi di smontaggio e ricostruzione, giungendo a una forma finale solo dopo un tempo dilatato e stratificato. Controllo e improvvisazione convivono in equilibri rigorosi ma precari, dove la trasformazione diventa il presupposto per la costruzione di nuovi assetti temporanei.